Trascrizione della presentazione pubblica del libro
San Marino 1462-1463. I Patti di Fosso Ombrone e la Bolla di Pio II
Conflitti militari, diplomazia, assetto territoriale, produzione artistica tra Montefeltro e Malatesta nel primo Rinascimento
a cura di Carlo Colosimo, Ed. Società di Studi Storici per il Montefeltro.
Mercoledì 21 maggio2025, Villa Manzoni (Dogana , Repubblica di San Marino)
Sotto il Patrocinio di Congresso di Stato della Repubblica di San Marino, Ambasciata d’Italia a San Marino, Chiesa di San Marino Montefeltro.
APERTURA
Davide Cavalli
Comunicazione Istituzionale Banca di San Marino Spa
Dopo i doverosi saluti alle autorità e a tutti i presenti, entriamo nel merito del libro che, come molti di voi sapranno, raccoglie gli atti del convegno omonimo che si tenne nel 2013 a San Marino, in occasione del 550° anniversario dei Patti di Fossombrone, festeggiato con ricco programma di iniziative commemorative, tra cui:
- una emissione filatelica congiunta Italia-San Marino
- un progetto commemorativo promosso da Società di Studi Storici per il Montefeltro e Ente Cassa di Faetano – Fondazione Banca di San Marino, composto di:
- una mostra
- uno spettacolo teatrale
- il convegno citato, culmine di questo percorso
Al convegno parteciparono relatori di altissimo profilo, i cui interventi sono confluiti nel volume pubblicato per la prima volta nel 2017, dopo un importante processo di curatela, e subito insignito del prestigioso Premio Nazionale di Cultura “Frontino Montefeltro”, conferito al curatore, lo storico Carlo Colosimo.
Desidero leggere la motivazione del premio, redatta dal Prof. Antonio Paolucci:
“Il libro San Marino 1462-1463. I “Patti di Fossombrone” e la Bolla di Pio II, curato da Carlo Colosimo, costituisce un punto d’arrivo importante nell’ambito della ricerca storica. E non solo su un aspetto specifico della storia di una futura nazione, ma abbraccia l’ambito più vasto dei conflitti militari, delle dinamiche diplomatiche, dell’assetto territoriale e della produzione artistica nel primo Rinascimento, in un’area geografica ricca di fermenti e di stimoli come quella contesa tra le famiglie Montefeltro e Malatesta. Il volume, che oltre all’impegno del curatore vede il contributo di tanti qualificati storici e ricercatori, arricchisce la biografia di papa Piccolomini, guerriero e mecenate, ma anche la bibliografia storica italiana e sammarinese. Infatti, in questo volume, partorito dalla sinergia tra la Società di studi storici per il Montefeltro di San Leo e l’Ente Cassa di Faetano – fondazione Banca di San Marino, la storia di due famiglie anticipa la storia di due stati non ancora tali. Da un episodio specifico, come la firma di un documento pontificio, questo saggio indaga uno spaccato di dinamiche familiari, di equilibri di potere e di storia dell’arte che lo rende un contributo di eccezionale importanza.”
Il volume è stato poi anche presentato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, alla presenza del Prof. Massimo De Leonardis, Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali e della Prof.ssa Maria Pia Alberzoni, Ordinario di Storia Medievale, che ha presentato il volume anche a San Marino, sia nelle scuole che in una serata pubblica proprio in questa sala.
SALUTI
S.E: Maurizio Colaceci
Ambasciatore d’Italia in San Marino
Buonasera.
Il mio ringraziamento più sentito va senz’altro alla Società di Studi Storici e alla Banca di San Marino, che ha voluto coinvolgere l’Ambasciata in questo importante progetto.
Siamo stati felicissimi di condividere questo momento anche con la Diocesi.
Lei ha detto una cosa molto vera: i Patti di Fossombrone rappresentano un momento costitutivo dell’identità sammarinese. Un’identità ben più antica dei Patti stessi, certo, ma questi accordi hanno avuto una valenza importante – e la conservano tutt’oggi – anche in termini di stabilizzazione politica e geopolitica regionale.
Si trattò, all’epoca, di una configurazione che, per quanto riguarda noi – prima lo Stato Pontificio, poi l’Italia – ha dato origine a un assetto di frontiera rimasto inalterato per oltre quattro secoli, forse anche di più. Questo dimostra che esistono momenti nei quali si sa guardare lontano e si riesce a costruire stabilità duratura.
Oggi si parla molto di integrità territoriale e di confini, e tutti conosciamo la cronaca – purtroppo drammatica – dei nostri giorni. Forse proprio questa vicenda storica è un esempio di come si possano costruire dinamiche politiche, diplomatiche e perfino militari capaci di reggere nel tempo, senza necessariamente ricorrere a principi astratti: è la concretezza dei fatti che aiuta.
L’assetto territoriale di San Marino, rimasto sostanzialmente invariato nei secoli – né più né meno di quanto stabilito nei Patti di Fossombrone – ha senz’altro contribuito a preservarne l’indipendenza. Un’indipendenza che ha saputo attraversare i secoli indisturbata, rispettata da tutti gli Stati europei, e in primis dall’Italia.
Grazie, dunque, per il lavoro svolto. Mi sembra che anche la risposta del pubblico e di tutte le persone attente a questi temi sia indicativa del fatto che avete colto nel segno con questa iniziativa. Continuare a tenere viva la memoria è fondamentale, e l’Ambasciata farà tutto il possibile per sostenere questo processo anche in futuro.
Grazie ancora, e grazie anche a chi ci ascolta.
Maria Silvia Nocelli
Membro del Consiglio Comunale di Fossombrone
Nel ringraziare il dottor Colosimo e il comitato organizzatore, porto i saluti del Sindaco di Fossombrone, Massimo Berloni, che purtroppo non ha potuto partecipare personalmente, ma ha tenuto comunque a inviare una propria rappresentante. Un saluto anche da parte mia a tutti i presenti, ai relatori e alle Autorità.
Riflettevo, proprio in questi giorni, sull’importanza dei Patti di Fossombrone.
La nostra città, che nel 1462-63 fu cornice di questo importante evento, ha una storia profonda e affascinante. Fossombrone fu acquistata da Federico da Montefeltro nel 1445, dopo una trattativa condotta con Galeazzo Malatesta, cugino di Sigismondo Pandolfo Malatesta – un piccolo paradosso, forse, ma la storia ne è piena. Oggi Fossombrone conta meno di 10.000 abitanti, ma è stata, nel suo tempo, una città strategica e cara a Federico da Montefeltro. Fu proprio lì che Federico volle costruire la prima delle sue corti ducali, quella che oggi chiamiamo Corte Alta. Successivamente, il figlio Guidobaldo la scelse come residenza, e lì morì nel 1508. Ecco quindi che Fossombrone, forse strategicamente o forse per caso, divenne teatro di quei Patti che oggi qui ricordiamo. Mi fa piacere vedere una nutrita rappresentanza di cittadini sammarinesi, venuti a onorare un momento tanto significativo per la vostra storia. Una storia che, da noi, purtroppo è ancora poco conosciuta.
Ricordare, però, significa non solo fare proprie le radici e la tradizione – che è sì vostra, ma in parte anche nostra – ma significa anche rinnovare un rapporto di collaborazione. Allora si trattò dell’unione tra due comunità angariate e pressate da un nemico comune; oggi, invece, si tratta di due realtà pacifiche, prospere, che possono e vogliono continuare a costruire insieme.
Alla luce di tutto questo, è desiderio dell’Amministrazione Comunale di Fossombrone che questa vicenda – così chiara e sentita da voi – possa essere conosciuta meglio anche da noi. Saremmo quindi felici di ospitare, insieme a voi, una presentazione pubblica del volume anche a Fossombrone, affinché anche i nostri concittadini possano riscoprire questo importante capitolo di storia comune. Grazie ancora per l’invito e per l’accoglienza.
Lorenzo Valenti
Presidente della Società di Studi Storici per il Montefeltro
Buonasera a tutti. Un breve saluto da parte del Direttivo della Società di Studi Storici per il Montefeltro, fondata nel 1970 con Presidente il compianto Vittorio Lombardi. In oltre 50 anni di attività, la Società ha promosso studi sul territorio del Montefeltro – regione storica che include anche San Marino – e ha pubblicato circa 95 titoli, contando oggi oltre 230 soci. Colgo l’occasione per invitare anche i cittadini sammarinesi a iscriversi alla Società, che distribuisce annualmente i volumi delle sue collane.
Siamo particolarmente felici di presentare oggi il sedicesimo volume degli atti dei convegni, frutto di un percorso avviato due anni fa insieme a Sua Eccellenza Mons. Turazzi e al Presidente di Banca di San Marino. Desidero ringraziare Carlo Colosimo, curatore del volume, per aver fortemente voluto questa ripubblicazione. È un libro coerente che rispecchia bene l’identità, lo stile e i contenuti della nostra Società caratterizzata da rigore, passione, attenzione al territorio.
Vi invito a seguire le nostre attività: siamo spesso presenti sul territorio e anche quest’anno abbiamo già diversi progetti in cantiere. Tra questi, una pubblicazione sull’“Archivio Belluzzi” – una famiglia, come sapete, legata profondamente a San Marino – che sarà, ne sono certo, di grande interesse. All’orizzonte c’è anche l’idea di un convegno dedicato a San Francesco, in occasione dell’ottavo centenario della sua morte, che ricorre l’anno prossimo.
Ringrazio la Presidenza per il supporto che ci ha fornito in questa occasione, e ringrazio di cuore Sua Eccellenza Mons. Turazzi, che è stato il tramite fondamentale per avviare questa collaborazione con la Banca.
Raffaele Bruni
Presidente di Banca di San Marino SpA
Buonasera a tutti, e grazie davvero per essere qui questa sera.
In realtà, dopo quanto è stato detto finora, noi possiamo aggiungere poco. Il nostro è un piccolo gesto, ma lo consideriamo un atto significativo: un segnale di rilancio di una riflessione storica importante, che viene da lontano e che tocca profondamente l’identità – anzi, direi l’anima – di questo territorio.
Quando ci è stata proposta questa iniziativa, l’abbiamo accolta subito con convinzione, perché si inserisce perfettamente nella storia di questo Paese. Una storia che personalmente ho imparato ad amare in questi 28 anni, e che continua ad affascinarmi per la sua ricchezza e profondità. Credo, inoltre, che questo sia un libro di grande attualità. Parla di geopolitica, di diplomazia, e lo fa attraverso una narrazione che – pur partendo dal passato – riesce a essere sorprendentemente contemporanea.
Come è stato detto, è un vero e proprio ponte tra passato e futuro.
Un passato virtuoso, segnato da figure straordinarie come Federico da Montefeltro, Sigismondo Pandolfo Malatesta, e soprattutto Papa Pio II. Un personaggio che merita davvero di essere ricordato: forse uno dei più grandi diplomatici della nostra storia.
Prima ancora della sua carriera ecclesiastica, fu presente in molte corti europee, conoscitore della politica internazionale del suo tempo, e animato da grandi ambizioni, soprattutto nel Mediterraneo. Ambizioni che purtroppo non ebbero pieno compimento, ma che testimoniano la sua visione e la sua statura storica.
E poi c’è l’aspetto del “patto” – non un semplice dettaglio, ma un elemento centrale. Chiudere una vicenda con un patto è un gesto forte, simbolico, che parla di costruzione, di equilibrio, di pace. E oggi, in un mondo ancora segnato da instabilità, credo sia un messaggio prezioso. Questo libro è dunque molto più di un’opera di ricerca: è uno strumento di riflessione, soprattutto per i sammarinesi, che possono riconoscervi parte delle proprie radici e della propria vocazione diplomatica e indipendente.
Grazie ancora a tutti coloro che hanno reso possibile questa pubblicazione e grazie per l’opportunità che ci avete dato di contribuire a questo progetto così significativo.
INTRODUZIONE
Alessandro Marchi
Storico dell’arte, Consiglio Direttivo della Società di studi storici per il Montefeltro
Buonasera. Porto anche i saluti del mio collega Davis Valenti, che purtroppo non ha potuto essere presente oggi. Dovevamo condividere insieme questa introduzione, ma ci teneva comunque a far arrivare un suo messaggio, di cui vi leggo alcuni passaggi.
«Scorrendo le pagine di questo volume, si ha un’ulteriore conferma dell’inadeguatezza della definizione di “studi locali”, con cui spesso – con una certa superficialità – si categorizzano le ricerche svolte da associazioni come la nostra.
Al contrario, lo studio dei fenomeni storici regionali può diventare un’occasione per comprendere eventi su scala ben più ampia rispetto alle contingenze di singoli episodi.
Allarga la prospettiva verso dinamiche di portata nazionale e persino sovranazionale.»
Parole che condivido pienamente.
Avrete notato, scorrendo anche le immagini proiettate durante l’evento, che questo libro tocca aspetti che riguardano anche la mia area di studio, cioè la storia dell’arte. Il volume, benché risalga a 12 anni fa, non è affatto invecchiato: mantiene intatta la sua validità scientifica e offre anche un apparato iconografico notevole, che aiuta a visualizzare e contestualizzare le vicende trattate.
Ricordo che proprio qui, in questa sede, curai una piccola mostra che accompagnava la pubblicazione. Esponevamo documenti originali, in gran parte conservati nell’Archivio di Stato di San Marino, comprese le varie fasi preparatorie dei Patti. Tra questi anche la bellissima bolla papale, che potete riconoscere riprodotta sulla copertina del libro. Quella mostra includeva anche alcune opere d’arte, che si “sfidavano” idealmente tra loro: opere legate ai Malatesta da una parte, e ai Montefeltro dall’altra. Perché questa è una vicenda in bilico tra due grandi signorie. E diciamolo pure: San Marino, alla fine, ha scelto bene. Si è schierato con Federico da Montefeltro, il più forte, quello che ha avuto più fama e più longevità politica.
E sì, si potrebbe dire che ha avuto anche un “asso nella manica”: Pio II, figura centrale in questa vicenda. Un uomo di eccezionale cultura e visione geopolitica, che ha avuto un ruolo decisivo nei destini della regione. Dalle immagini e dai contenuti del volume emerge chiaramente che questa non è solo una storia locale. È una storia d’arte, di politica, di diplomazia. Le due casate – Malatesta e Montefeltro – sono state protagoniste di quello che possiamo chiamare il Rinascimento adriatico.
I Malatesta furono i primi a chiamare Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, e altri grandi artisti. Ma Federico li seguì a ruota, e diede vita a un linguaggio architettonico e artistico destinato a lasciare il segno. Come ha scritto lo storico dell’arte francese André Chastel, questo Rinascimento nell’area adriatica è nato proprio da questa competizione, da questa dialettica tra le due signorie. Il libro che oggi presentiamo racconta tutto questo: l’arte, la diplomazia, la geografia, la politica. Un’opera completa, ricca, che merita ancora oggi grande attenzione.
RELAZIONE
Prof. Alberto Spataro
Medievista, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Sono molto contento di essere qui, e non lo dico per convenzione. Per chi fa il mestiere dello storico – e vive spesso tra biblioteche e archivi – è di grande consolazione e ammirazione vedere una comunità che si impegna, che dedica tempo, energie e passione per approfondire la storia dei luoghi in cui vive. Non è affatto scontato.
Mi ha colpito, ad esempio, il fatto che una Banca – e una Banca importante – abbia scelto di investire nel capitale invisibile che è il nostro passato. E sono rimasto anche piacevolmente sorpreso nel sentire un direttore di Banca citare Marc Bloch e gli Annales: cose che, francamente, pensavo conoscessimo solo noi, topi da biblioteca!
La vicenda di San Marino non è una vicenda “locale” in senso riduttivo. Lo dico con convinzione e senza piaggeria. Per chi studia il medioevo – in particolare il medioevo “centrale” come me – è spesso difficile distinguere cosa sia “grande” e cosa “piccolo”, cosa sia “Stato” e cosa “comunità”, cosa sia centro e cosa periferia. Le categorie moderne spesso non funzionano se applicate alla realtà medievale. Questo vale per la storia delle istituzioni, ma anche per la storia delle idee.
Passeggiando per la vostra bellissima città, mi ha colpito il ricorrere del termine Libertas. Ora, è importante ricordare che nel medioevo “libertà” non significa quello che intendiamo oggi, con la nostra idea moderna, ottocentesca, di libertà individuale o liberale. All’epoca, la libertas era qualcosa di concesso, non di originario. Era un riconoscimento giuridico o politico, spesso subordinato, come accade nella bolla di Pio II – documento di grande importanza – che suggella i Patti e rappresenta un ampliamento dell’estensione territoriale di San Marino. Ma lo fa con un linguaggio e una logica che sono imperiali, diplomatiche, non democratiche in senso moderno.
Prometto che non tutto il mio intervento sarà di questo tenore tecnico, ma era doveroso fare una premessa, per aiutarci a entrare con il giusto spirito nel contesto e nei significati delle fonti medievali.
Vorrei iniziare con un dettaglio tecnico: si parla di una “lettera con filo serico”.
È un termine proprio della diplomatica papale, e si riferisce appunto a un tipo di documento sigillato con un filo di seta, spesso nei colori oro e bordò. Anche se personalmente non ne ho mai visto uno dal vivo, sono piuttosto sicuro che su una delle due facce della bolla siano raffigurati i Santi Pietro e Paolo. Perché è importante questo dettaglio? Perché quel tipo di lettera, contraddistinta dal filo serico, veicolava una concessione, un’elargizione di diritti o beni da parte dell’autorità papale. Era diversa, per esempio, dalla lettera con filo di canapa, che al contrario rappresentava un’ingiunzione o un obbligo.
Nel nostro caso, parliamo di una concessione che si inserisce in quella lunga tradizione medievale di libertates, cioè documenti che riconoscevano diritti, autonomie o possedimenti. Alcuni esempi noti sono la Pace di Costanza del 1183, che riconosceva ai Comuni potere sul contado, oppure la celebre Magna Carta Libertatum del 1215, concessa dal Re inglese ai suoi baroni e poi revocata da Papa Innocenzo III.
Come sottolinea giustamente Carlo Colosimo nel saggio introduttivo del volume, ci troviamo davanti a vicende ancora profondamente medievali, anche se i protagonisti mostrano già tratti rinascimentali. Condivido anche la sua osservazione sulla terminologia: il termine microstato, pur diffuso, secondo me non si adatta alla complessità della situazione storica trattata. E lo si capisce bene leggendo questo libro, che è non solo di alto valore scientifico, ma anche piacevole da leggere.
Il volume è ricco di immagini, ben curate, e soprattutto — dettaglio non secondario per chi studia — è corredato di un utilissimo indice. So che molti tra voi sono storici, e sapete bene quanto l’indice sia spesso la prima cosa che si consulta in un libro. Questa nuova edizione, quindi, rappresenta un arricchimento rispetto alla precedente. Parlo anche da chi ha esperienza diretta nella compilazione di indici, sia per i propri libri sia per quelli di altri: so quanta cura richieda. Questa non è una presentazione solo celebrativa, anche se celebrare un buon lavoro è giusto. Si tratta di una presentazione convinta, perché questo libro rende davvero più fruibili i saggi contenuti, e si inserisce pienamente nel quadro delle pubblicazioni della Società Storica per il Montefeltro. Mi fa piacere aggiungere che, durante le mie esperienze accademiche in Germania, mi è capitato più volte di trovare questi volumi nelle biblioteche degli istituti visitati: segno che il lavoro dell’editore e dello studioso, spesso simile a quello di un seminatore, dà frutti anche lontano da casa.

Presentazione del volume “San Marino 1462–1463. I Patti di Fossombrone e la Bolla di Pio II”
Ph©FPF/Filippo Pruccoli
Il tempo a disposizione oggi è limitato, quindi non potrò soffermarmi su tutti i contributi di questo volume, per quanto ricchi e interessanti. Ma mi piace paragonare le presentazioni come questa a una vetrina di agenzia turistica: si offre un assaggio, una direzione, ma poi il viaggio vero e proprio lo farete voi, leggendo il libro, scegliendo i temi che più vi appassionano.
I saggi del volume sono strutturati in modo chiaro e utile per accompagnare il lettore verso il cuore del tema: la stipula dei Patti di Fossombrone. Si parte da un inquadramento generale, curato da Anna Falcioni, che ricostruisce la storia del conflitto tra i Montefeltro e i Malatesta — o, come ho scoperto leggendo, dovremmo dire “Malatesti”, anche se sono abituato a usare la forma più comune.
La vicenda della comunità di San Marino, che sceglie di schierarsi con i Montefeltro, non rappresenta certo il suo primo affaccio sulla scena storica, ma si rivelerà una scelta fortunata. È importante, però, non isolare questa vicenda: non va letta come un episodio a sé stante, ma come parte di un contesto più ampio.
Basta guardare le date della stipula dei Patti per capire che siamo appena una decina d’anni dopo due eventi cruciali per la storia italiana ed europea. Mi riferisco in primo luogo alla Pace di Lodi del 1454, che ridisegna i confini della penisola e segna un punto fermo – o meglio, un punto e virgola – nelle interminabili guerre italiane. Questa pace segna anche l’inizio della Lega Italica, un organismo che manterrà una certa coesione anche nel secolo successivo. Basti pensare che persino Giulio II, nel Cinquecento, cercherà di rilanciarne lo spirito in chiave antifrancese.
Un altro fatto che mi è tornato alla mente, già solo leggendo il titolo del volume, è la caduta di Costantinopoli nel 1453, per mano di Maometto II e dell’Impero Ottomano. Perché è rilevante? Perché, se dobbiamo individuare una linea guida comune durante il pontificato di Pio II — il Papa che, in effetti, concesse l’ampliamento dei territori di San Marino — questa è proprio il progetto di riconquista della Terra Santa. In altre parole, lo stesso obiettivo che i papi avevano perseguito, in modo più o meno concreto, fin dall’XI secolo. Anche in questo caso, vediamo riemergere meccanismi antichi: ogni volta che un papa lanciava l’idea di una crociata, era necessaria una ricomposizione dei poteri italiani. L’Italia, infatti, era il punto da cui si partiva per l’Oriente, e per poter partire bisognava almeno temporaneamente pacificare le varie realtà in conflitto. Certo, sotto Pio II questa impresa non ebbe alcun seguito concreto, ma a livello teorico e politico rappresentava una ragione sufficiente per tentare un’operazione di mediazione.
Questo è il contesto più ampio. E vedete come anche una piccola comunità come San Marino si inserisca in dinamiche più vaste. Non era affatto irrilevante dal punto di vista strategico: uno dei porti principali da cui si salpava per l’Oriente era Ancona, e l’Italia ha — allora come oggi — una conformazione tale che in pochi chilometri si attraversa l’Appennino, passando dall’ovest all’est. La valle di Spoleto, ad esempio, era uno dei pochi valichi accessibili. Dunque dobbiamo guardare alla geopolitica del tempo con gli occhi di allora.
San Marino, nel Quattrocento, era senz’altro capace di influenzare le sorti del conflitto tra due grandi dinastie: i Malatesta e i Montefeltro. Ma la sua presenza non inizia nel XV secolo. Il saggio di Francesco Lombardi, infatti, ripercorre con grande precisione le origini altomedievali di San Marino, già inquadrato nei territori papali. Anche qui occorre però fare attenzione a non sovrapporre categorie moderne alla realtà storica: lo “Stato della Chiesa” non era ancora uno stato unitario, ma piuttosto un mosaico di patrimoni sparsi. San Marino ne faceva parte sin dalle origini, e nel corso del Medioevo vedrà consolidarsi una struttura amministrativa e giurisdizionale più definita, specialmente a partire da Innocenzo III, e poi grazie all’opera del cardinale Albornoz, con l’istituzione dei vicariati: ovvero rappresentanti del Papa che esercitavano il potere temporale.
Nel corso dei secoli centrali del Medioevo, San Marino sviluppò caratteristiche proprie di una comunità autonoma. Era dotata di una pieve, cioè un centro religioso di riferimento: fino al XII secolo, ad esempio, era il luogo dove ci si recava per ricevere il battesimo. Accanto a questa dimensione religiosa, vi era anche un castrum, cioè un centro fortificato, che rappresentava il nucleo civile e difensivo. Nel corso del XII e XIII secolo, si assiste a un’evoluzione verso una forma di comune, con la presenza di ottimati, ovvero un gruppo ristretto di famiglie o personaggi di spicco che iniziarono ad assumere le funzioni di governo. Come accadde in molte altre realtà italiane, anche qui si sviluppò una forma oligarchica, che sarebbe poi diventata l’ossatura istituzionale della Repubblica.
Quindi San Marino era già allora, a pieno titolo, partecipe della storia politica e istituzionale del Centro-Nord Italia, pur nella sua specificità. Chiaramente, non parlo del Mezzogiorno, che era organizzato come Regno Unitario e rappresentava un’altra realtà storica.
Ma non si tratta solo di storia delle istituzioni. Le istituzioni sono fatte di persone, e questo emerge chiaramente nel saggio di Marcello Simonetta, estremamente stimolante anche per questa ragione e che propone questi ritratti di Federico da Montefeltro e di Sigismondo Malatesta. È chiaro che la storia, come si dice, la scrivono i vincitori. Questo è un dato che non si può negare. Così come non si può ignorare il giudizio che Pio II – all’epoca ancora Enea Silvio Piccolomini, cardinale – aveva già espresso, diciamo così, con scarsa stima (per usare un eufemismo) nei confronti del Malatesta.
Tant’è vero che nei suoi Commentarii, come ricordato anche nel saggio, Piccolomini evocò maliziosamente l’atmosfera di “oscena concupiscenza della corte malatestiana”, nel capitolo dedicato all’“odiata genìa dei traditori”. Il Papa senese descrisse l’impotente pater familias Pandolfo “ridotto a “guerriero” dal suo presunto concubino Marchesino, il quale, per giunta, andava a letto con la concubina favorita dello stesso Pandolfo”.
Dall’altro lato, abbiamo invece la figura di Federico da Montefeltro. Non voglio esprimere giudizi morali, ma forse si possono fare considerazioni di tipo culturale. Non è forse un caso che proprio alla corte dei Montefeltro, nella generazione successiva, con Guidobaldo, vedrà la luce uno dei trattati più celebri sulla virtù e sulla condotta umana: Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione, uno dei grandi manifesti dell’etica rinascimentale.
Non è un caso, dunque, che un’opera del genere sia stata concepita in un ambiente come quello della corte di Urbino. Possiamo attribuirle, per così dire, una certa credibilità. Mi piace anche soffermarmi sull’uso dell’espressione “personaggi rinascimentali”, perché leggendo le vicende di Federico e di Sigismondo, entrambi capitani di ventura, mi vengono in mente le parole di Guicciardini, che affermava come quella del capitano di ventura fosse l’attività che più richiedeva l’esercizio delle virtù cardinali.
Tuttavia, osservando la spregiudicatezza del Malatesta – e perché no, anche di Pio II, diciamolo chiaramente – ci viene spontaneo pensare anche a Machiavelli. In fondo, proprio come nell’arte si possono cogliere i primi germi di ciò che sarà il Rinascimento, anche nel modo di governare e nella sua teorizzazione vediamo emergere gli elementi distintivi di quella nuova epoca.
San Marino, al centro di queste vicende, diventa così una specola privilegiata per osservare fenomeni di ampia portata.
Il saggio non si limita ad analizzare i personaggi più noti dello scenario politico italiano, ma si sofferma anche su figure meno conosciute, come nel bel saggio dedicato al vostro concittadino Calcigni Marino. L’autore, Cristoforo Buscarini, ricostruisce la biografia di quello che mi pare essere il primo dottore in legge originario di San Marino, figura che giocherà un ruolo fondamentale nelle trattative che condurranno ai Patti di Fossombrone. Ci tengo a sottolineare che, nel XV secolo, essere un dottore in legge non significava semplicemente conoscere cavilli giuridici, ma costituiva una vera e propria figura intellettuale. Non mancano infatti, in questo saggio, i riferimenti alla sua passione per i classici.
Ecco, questo è un insegnamento che possiamo trarre anche oggi: chi è incaricato di parlamentare per la propria comunità dovrebbe essere scelto tra gli intellettuali. Ed è forse anche per questo motivo che i Patti di Fossombrone sono, a mio avviso – e qui penso ad alta voce – ciò che sono diventati.
Come ben si vede anche nel saggio di Massimo De Leonardis, che analizza le diverse fasi, potremmo dire quasi l’intero dossier che porta alla stipula dei Patti, si nota uno scarto fondamentale rispetto alle concessioni papali precedenti. In passato, infatti, si affermava che il nucleo di castelli oggi appartenenti a San Marino fosse concesso in feudum agli abitanti, all’assemblea – l’Arengo – di San Marino. Ma “in feudo” non significa che quei castelli fossero dati in piena proprietà; si trattava piuttosto di una concessione d’uso. Invece, nei testi definitivi dei Patti e del privilegio – quello che oggi conosciamo come la Bolla di Pio II – si afferma esplicitamente che questi castelli sono concessi “in proprietà” o, più precisamente, “in dominio” a San Marino, dunque un possedimento diretto e pieno.
Ora, è evidente che tali clausole non possono essere negoziate da chi non conosce le differenze tra le diverse formule giuridiche. Ed è qui che emerge quanto un investimento nella cultura possa produrre effetti concreti e positivi per il benessere di una comunità.
In questo caso, è legittimo parlare – come fa De Leonardis – di un privilegio concesso pur in un contesto di generale dipendenza. È vero, infatti, che sin dalle origini San Marino rientra nella sfera d’influenza della Chiesa romana. Ma non dobbiamo immaginare questa dipendenza in termini moderni, burocratici o lineari.
Anche nel Quattrocento, lo Stato Pontificio era un insieme complesso e articolato di libertates concesse. L’attenzione prestata dalla Sede Apostolica alle istanze dei sammarinesi non è affatto trascurabile, perché non era affatto scontato che tali concessioni rispecchiassero realmente i desideri di chi le riceveva. Nel caso di San Marino, invece, possiamo osservare una cura particolare, una considerazione non comune, e questo è un elemento che va sottolineato.
L’importanza di questi documenti si riflette anche nella tradizione archivistica, ben evidenziata da Michele Conti, il quale ci offre una panoramica su dove sono oggi conservati e propone anche alcune trascrizioni dei testi che compongono quello che possiamo definire un vero e proprio dossier. Uno di questi documenti – sebbene non propriamente parte dei Patti di Fossombrone – è oggi conservato presso la Biblioteca Gambalunga di Rimini. Una piccola rivincita del Malatesta, potremmo dire… ma pazienza.
Il volume si chiude, come spesso accade nei libri di storia, con un saggio di storia dell’arte. Di solito queste sezioni sono poste alla fine, ma non per questo sono meno importanti. Tante osservazioni rilevanti sono già state fatte dall’autore, quindi mi limiterò semplicemente a richiamare l’attenzione su un’opera che forse passa un po’ in secondo piano: si tratta di una pala d’altare, come spesso accade frammentata, con i suoi disiecta membra oggi distribuiti in più musei. Mi interessa perché in essa troviamo una raffigurazione classica di San Marino, accompagnato dal consueto orso e asinello, inseriti all’interno di un contesto devozionale francescano: si tratta, infatti, di una rappresentazione delle stimmate di San Francesco.
Questo mi permette di concludere questa breve rassegna toccando una dimensione forse meno collegata alla storia eminentemente istituzionale e diplomatica, ma che era senza dubbio più vissuta, più sentita dalla popolazione di San Marino – e, direi, dell’intero territorio del Montefeltro: parlo della forte presenza francescana. Si accennava prima all’idea di approfondire la figura di San Francesco, e credo che questa sia una componente identitaria importante per la comunità sammarinese. Toccando anche questo aspetto, il volume rappresenta un contributo fondamentale non solo alla storia di San Marino, ma anche alla comprensione più ampia del contesto politico e culturale italiano.
Concludo con una citazione non del solito Leopardi, ma di suo padre, Monaldo Leopardi, che mi sembra particolarmente adatta a evocare lo spirito della vostra comunità e della sua storia: “Persino da una stanzetta si può osservare il mondo.”
Grazie a tutti.

Presentazione del volume “San Marino 1462–1463. I Patti di Fossombrone e la Bolla di Pio II”
Ph©FPF/Filippo Pruccoli
Carlo Colosimo
Curatore, Comitato Direttivo della Società di Studi Storici per il Montefeltro
Grazie, e un sentito ringraziamento a tutti coloro che sono intervenuti prima di me. Un ringraziamento particolare alla Direzione della Banca di San Marino per aver accolto con prontezza un desiderio che coltivavamo da tempo. Ringrazio anche il mio Presidente, Lorenzo Valenti, e, soprattutto, tutti gli autori dei contributi che hanno collaborato alla realizzazione di quest’opera, che sin da subito ha incontrato un notevole successo e apprezzamento.
A più di dieci anni dalla prima edizione, posso affermare che questo volume è il frutto di molte eccellenze. In qualità di curatore, ho svolto un lavoro di coordinamento, rifinitura e supervisione, ma il merito va in primo luogo a chi ha studiato, scritto e contribuito con i propri testi. Vorrei sottolineare il livello altissimo degli autori:
- Anna Falcioni, ordinaria di Storia Medievale all’Università di Urbino, è una delle più illustri studiose della Casa Malatesta;
- Francesco Vittorio Lombardi è lo storico più autorevole del Montefeltro;
- Marcello Simonetta, noto per il suo romanzo L’enigma Montefeltro, è oggi uno dei maggiori biografi contemporanei di Federico da Montefeltro;
- Michele Conti e Cristoforo Buscarini sono tra i più precisi e documentati storici sammarinesi;
- Oreste Delucca è uno dei massimi esperti di documentazione storica riminese;
- Alessandro Marchi è un grande conoscitore della storia dell’arte marchigiana e del Montefeltro in particolare.
Nel mio saggio ho più volte fatto riferimento a Buscarini come a un vero e proprio creatore di definizioni fondamentali per comprendere l’identità della Repubblica di San Marino. Definizioni che oggi sono entrate a pieno titolo nel lessico degli studiosi di microstoria e dei piccoli stati.
Già dodici anni fa ho espresso gratitudine all’Ente Cassa di Faetano per la lungimiranza dimostrata nel voler investire in un progetto come questo: un volume e un convegno che hanno avuto risonanza ben oltre i confini locali, ricevendo richieste da tutta Europa e persino da fuori Europa. L’intento del volume non era soltanto raccogliere contributi su aspetti militari, strategici, documentari, sociali, geografici e artistici, ma realizzare un’opera che diventasse fin da subito un punto di riferimento per la bibliografia storica, diplomatica e geopolitica sammarinese e italiana.
Come è stato già detto, i Patti di Fossombrone si collocano in un contesto ben più ampio della sola San Marino. Si muovono nell’ambito del Centro Italia, coinvolgendo potenze come i Malatesta e i Montefeltro. Si trattò di un accordo sì locale, ma con implicazioni politiche e culturali ben più vaste.
Abbiamo coniato l’espressione “Patti di Fossombrone” attraverso una riflessione collettiva e rispettosa delle sensibilità storiche. Ricordo, ad esempio, il contributo di Massimo De Leonardis, che nel suo saggio dimostra come anche accordi stipulati fra potenze asimmetriche possano comunque essere considerati patti e non necessariamente trattati, che presupporrebbero parità assoluta tra le parti.
I sammarinesi che stipularono questi Patti lo fecero con piena dignità e autonomia. Il volume racconta infatti una storia di intraprendenza. È questo il concetto che vorrei tutti portassimo con noi. Ogni pagina narra la capacità degli abitanti di San Marino di saper cogliere le opportunità e volgere a proprio vantaggio le sfide.
Non agivano con improvvisazione. Già due generazioni prima del 1463, giovani sammarinesi erano stati inviati nelle corti di Rimini e Urbino per formarsi. Questi giovani, divenuti notai e cancellieri, divennero poi una classe di diplomatici e negoziatori, preparati ad affrontare le complesse dinamiche di un’Italia centrale frammentata, ma viva e piena di opportunità. Grazie a loro, San Marino poté disporre di uomini pronti a negoziare alleanze, difendere il territorio, affermare l’autonomia. Questo processo culminò nei Patti di Fossombrone, ma continuò nei decenni successivi con la progressiva acquisizione e ratifica di nuovi territori, raddoppiando l’estensione della Repubblica, che da allora è rimasta sostanzialmente invariata.
Cito, tra i temi che meriterebbero nuovi studi, anche la vicenda del cosiddetto “Podere di Penna Rossa” nel Seicento, oggetto di una disputa tra la comunità sammarinese e lo Stato Pontificio.
Per concludere, il secondo concetto che desidero sottolineare dopo quello dell’intraprendenza è la lungimiranza. I sammarinesi si dimostrarono abili nell’inserirsi tra due potenze espansionistiche – Malatesta e Montefeltro – entrambe con visioni e strategie diverse. Federico da Montefeltro si affidava ad architetti e strateghi come Laurana e Francesco di Giorgio Martini; Sigismondo Pandolfo Malatesta invece costruiva rocche e pianificava incursioni con un approccio più medievale.
I sammarinesi seppero muoversi con intelligenza in questo scenario, dimostrando una consapevolezza dei propri limiti, ma anche delle proprie potenzialità. È questa la lezione più grande che ci lascia questo volume: la capacità di un piccolo Stato di pensare in grande, con metodo, visione e consapevolezza.
Riprendo ancora il concetto di intraprendenza, che ho già richiamato in precedenza. Questa intraprendenza, infatti, non si esaurisce nel Quattrocento, ma si manifesta ancora tre secoli dopo i Patti di Fossombrone, ovvero nel Settecento, in occasione della cosiddetta occupazione alberoniana. Anche in quel contesto, i sammarinesi dimostrano tutta la loro abilità, ingegno e, come già detto, una scaltrezza diplomatica che si era andata perfezionando nei secoli.
Pensate: San Marino viene assediata dalle truppe pontificie inviate dal cardinale Giulio Alberoni, e i sammarinesi, con straordinaria lucidità politica, decidono di rivolgersi allo stesso Papa – cioè al superiore del cardinale invasore – per chiederne la ritirata. E il Papa concede loro quanto richiesto.
Si realizza così un paradosso affascinante: la diplomazia sammarinese, la cui genesi possiamo far risalire almeno al XV secolo e ai Patti di Fossombrone, arriva nel XVIII secolo a un livello di raffinatezza tale da permettere a un piccolo Stato di ottenere la liberazione da parte di chi l’aveva invasa.
Tutte le dinamiche che abbiamo studiato e raccontato – non ancora rinascimentali, ma neppure più pienamente medievali – ci parlano di una grande storia: la storia di San Marino. Una storia che dimostra come la comunità sammarinese sia stata, grazie a quella scaltrezza, a quella visione di lungo periodo, e a quella capacità di evitare l’improvvisazione, artefice del proprio destino.
Ed è con questa consapevolezza che concludo davvero: i sammarinesi dell’epoca emergono dalle pagine del volume non solo come figure autorevoli, degne di essere ricordate e celebrate, ma come esempi.
E l’auspicio è che il loro esempio, la loro storia e questa narrazione – che ha anche un valore educativo – possano essere fonte di ispirazione e sostegno non solo per le istituzioni sammarinesi di oggi, ma anche per chi guarda al passato con uno spirito propositivo e costruttivo.
Concludendo, il volume, così come il convegno che lo ha accompagnato, sono nati da un’idea di Pietro Suzzi Valli, al quale sarò sempre grato. Ringrazio la Società di Studi Storici per il Montefeltro, l’Ente Cassa di Faetano, Banca di San Marino e Monsignor Andrea Turazzi che con la sua sensibilità ha contribuito a rendere possibile tutto questo.
CONCLUSIONI
S.E. Mons. Andrea Turazzi
Vescovo Emerito di San Marino-Montefeltro
Buonasera a tutti.
Forse comincio in modo un po’ maldestro, ma sento di voler condividere un pensiero personale. Ci sono sempre delle voci, talvolta poco incoraggianti, a volte persino non benevole, che mi sconsigliavano di rivolgermi alla Direzione della Banca: “Non andare, è inutile, è un viaggio perso…”. E invece, sono stato contentissimo: sia per l’accoglienza ricevuta, sia per la disponibilità e l’apertura dimostrate dalla Direzione e dalla Presidenza.
Ecco, così siamo arrivati alla decisione di pubblicare quest’opera. E parto da questo episodio per dire che non posso non pensare alla parabola evangelica dei talenti. Il Signore, nella parabola, dice che se hai dei talenti, almeno portali in banca! È una metafora, certo. Ma qui i talenti sono i valori, la storia, la cultura. E allora, se posso ancora una volta incoraggiare la Banca a sostenere progetti culturali come questo, lo faccio con convinzione.
Io non faccio parte della direzione della Società di Studi Storici per il Montefeltro, ma mi ritengo un amico affezionatissimo e ne sono anche socio iscritto – non ad honorem, eh! – ma in piena regola.
Sapete, mentre il dottor Colosimo parlava, riflettendo sulle trattative di Papa Pio II con i potenti dell’epoca, mi è venuto naturale un accostamento all’oggi. Pensavo al ruolo che anche oggi la Santa Sede cerca di svolgere, proponendosi come luogo possibile di trattativa. Viviamo tutti con l’amarezza di queste guerre – in Europa e altrove – che ci fanno soffrire. Ho sentito dire da Trump, giorni fa, che “non riguardano l’America”, ma ci riguardano tutti, eccome, perché la sofferenza generata dalla guerra tocca ciascuno.
E allora ho pensato a Papa Pio II, e ai miei ricordi degli studi di storia ecclesiastica – ho fatto cinque anni! – e al mio professore, Antonio Samaritani, molto bravo. Era noto, anche per via della sua voce un po’ asmatica, tanto che noi studenti lo prendevamo un po’ in giro. Diceva che gli studi di storia locale trasmettono il “virus” della storiografia: perché a volte rischiano di diventare campanilistici, o di riportare fonti non verificate. Ma posso dire, per esperienza diretta con gli amici della Società, e lo dico a lei professore, che si tratta di una realtà molto seria. Lei stesso l’ha confermato con il suo intervento.
Chiudo davvero con due metafore evangeliche: il lievito e il sale.
Pensando allo splendore rinascimentale della Chiesa e al ruolo dei pontefici, oggi stiamo riscoprendo – anche grazie a Papa Francesco – una Chiesa che si propone come lievito nella storia, come sale che dà sapore. Un’istituzione che fermenta, che entra nelle dinamiche del mondo senza imporsi, ma animando. E allora, quanto è importante il concetto di laicità ben intesa, dove ciascuno può offrire il proprio contributo, e dove ognuno si sente a casa, in una casa comune.
Buonasera a tutti.
RINGRAZIAMENTI
- Archivio di Stato della Repubblica di San Marino, nella persona della Dott.ssa Lucia Cecchetti
- I Fanciulli e la Corte di Olnano




